martedì 1 novembre 2016

Sulla sincronicità

“Il caso non esiste, e ciò che ci sembra casuale scaturisce dalle fonti più profonde” (Friedrich Schiller).

A tutti è successo qualche volta che una coincidenza che sembrava così improbabile risultasse poi quasi magica, un’epifania, come se esistessero dei legami tra avvenimenti, persone o informazioni, come dei fili invisibili che si possono intravedere solo in alcuni momenti.

Di sicuro vi è successo che un libro o una pubblicità vi abbia dato la risposta a quel dubbio che vi stava martellando oppure vi è capitato di chiamare una persona al telefono nello stesso istante in cui questa stava chiamando voi o di aver avuto un incontro inaspettato in un luogo inaspettato o di aver incontrato proprio la persona di cui avevate bisogno in quell’esatto momento. Queste non sono casualità, ma sincronicità, uno degli aspetti più enigmatici e sorprendenti di questo universo.

Che cos’è la sincronicità?



È stato lo psicologo Carl Gustav Jung a coniare il termine sincronicità riferendosi alla “simultaneità di due avvenimenti vincolati dal senso, ma in maniera casuale”, come l’unione degli avvenimenti interni ed esterni in un modo che non si può spiegare, ma che ha di certo senso per la persona che la osserva.

Jung è arrivato alla conclusione che c’è un’intima connessione tra l’individuo e l’ambiente circostante, che in determinati momenti esercita un’attrazione che finisce per creare circostanze coincidenti, tendendo a un valore specifico per le persone che la vivono, un significato simbolico. È questo il tipo di eventi che attribuiamo al caso, alla sorte o addirittura alla magia, a seconda delle prospettive che abbiamo.

La sincronicità ad esempio rappresenterebbe sul piano fisico l’idea o la soluzione che si nasconde nella mente, mascherata da sorpresa o coincidenza, essendo in questo modo molto più facile da raggiungere.

Una esperienza sincronica di solito si presenta nelle nostre vite quando meno ce l’aspettiamo, ma nel momento esatto, cambiando a volte la direzione delle nostre vite e influendo sui nostri pensieri. Tuttavia, per questo dobbiamo essere recettivi e attenti al mondo che ci circonda, aprendo la porta a questa possibile sincronicità.

Più stiamo in allerta rispetto all’ambiente circostante, più probabilità ci saranno che questa sincronicità avvenga intorno a noi o che almeno la notiamo. Si può trattare di piccole conversazioni, di canzoni alla radio o di messaggi pubblicitari o persino di incontri apparentemente fortuiti. Bisogna solo stare attenti.

Se lasciamo andare le circostanze e non pressiamo né forziamo l’avvenimento di eventi o la volontà delle persone mentre manteniamo un atteggiamento ricettivo e di apertura, lasciandoci trasportare dal nostro intuito e dalla nostra saggezza interiore, apriremo le porte alla “magia” che ci offre l’esperienza della sincronicità. Se sappiamo ascoltarla, può convertirsi in un’ottima guida delle nostre vite.

Forse è una delle tante leggi universali che non possono essere dimostrate con troppa certezza, ma comunque la sua presenza ha guidato la vita di molte persone senza nemmeno pensarci, ed è una delle ragioni che permette di mantenerla attuale.

Persino questo articolo può essere stato frutto della sincronicità.

domenica 9 ottobre 2016

Pedro Chagas - Prometto di sbagliare (elogio dell'amore imperfetto)

Gli estratti: "Prometto di sbagliare" di Pedro Chagas Freitas


Sono magiche le parole di questo libro e lo scrittore è un poeta. Sono queste le parole che mi ripeto, tra me e me, quando penso al libro di Pedro Chagas Freitas, dal titolo "Prometto di sbagliare", pubblicato da Garzanti in data 27 agosto 2015. Non c'è un passo o semplici frasi che non colpiscono per l'intensità, per l'armonia e la bellezza delle parole utilizzate, così ho amato ogni racconto che ho letto fino ad ora. 
Ecco a voi un piccolo passo tratto dal libro, in cui lo scrittore scrive...
«PROMETTO DI SBAGLIARE.»
Fu l’unica promessa che le fece, tutta una filosofia in tre parole. Non credeva nella possibilità della perfezione, e neppure faceva nulla per raggiungerla, perché se non esiste a che serve cercarla?
E si lasciava vivere per quello che aveva davanti, tutte le possibilità, tutte le porte. C’era sempre un’ora ideale per la felicità ed era sempre adesso. L’amore arriva solo quando smettiamo di essere perfetti. 
«Vorrei tanto ma lascia stare.»
L’abominevole paura della gente, l’abominevole capacità di saziare a metà quel che può essere intero. Leiaveva paura, tanta paura, paura di sbagliare, di non riuscirci, paura di non fare il passo giusto nella direzione giusta, men che meno al momento giusto, e quando l’abbraccio accadde erano due corpi che si univano, sì, ma erano molto di più: due mondi diversi che non sapevano come unirsi. L’amore esiste solo quando due mondi si uniscono senza avere la minima idea di come fare a unirsi. 
«L’errore è cercare quel che non esiste.»
E lui insisteva, l’abbracciava dopo il sesso e le spiegava il contenuto della vita, l’urgenza di una pelle, dimenticare la possibilità di una coppia perfetta per assaporare nella perfezione la coppia possibile, lui e lei, imperfetti come solo loro due, lui con le rughe su tutta la faccia, lei stanca di lottare, stanca di temere, i figli, la vita, una storia indelebile alle spalle. L’amore esiste solo quando due persone si incontrano in mezzo a due viaggi diversi. 
«Prometto di sbagliare.»
Prometto di amarti fino al limite, baciarti fino all’ultima frontiera, correre quando basterebbe camminare, saltare quando basterebbe correre, volare quando basterebbe saltare. Prometto di abbracciarti con l’interno delle ossa, percorrerti la carne con la fame assoluta, e andare in cerca dell’orgasmo tutti i giorni, trovare la felicità nella dolcezza assurda che sapremo destinarci.
Prometto di fallire. Senza esitare. Prometto di essere umano, incoerente, di dire la parola sbagliata, la frase sbagliata, perfino il testo sbagliato, di agire senza pensare, a che diavolo serve pensare quando ti amo in modo così scellerato? Prometto di capire, prometto di volere, prometto di crederci. Prometto di insistere, prometto di lottare, di scoprire, di imparare, di insegnare. Tutto questo per dirti che prometto di sbagliare. E Dio ti liberi dal non promettermi lo stesso. 
«Sei stata il modo più bello di sbagliare.»
E lei sentì che le mancava il respiro, esitò come non aveva mai esitato, volle pensare a tutto, mettere tutte le possibilità sul piatto della bilancia, ma quando riprese fiato non disse:
«Vorrei tanto ma lascia stare». Quando riprese fiato stava pensando a come avesse fatto a smettere di pensare, per quei due o tre secondi, a sé stessa. L’amore esiste solo quando ci offre almeno due o tre secondi di noi stessi. 
«Se sbagli di nuovo, giuro che ti amo per sempre.»
E lei sbagliò.

mercoledì 5 ottobre 2016

Prometto di perdere (Pedro Chagas Freitas)




Voglio che tu sappia che sono insufficiente.
Voglio che tu sappia che sono carente.
Voglio che tu sappia che sono fallibile, forse addirittura incorreggibile.
Voglio che tu sappia che commetto peccato per volerti troppo o per desiderarti troppo o per proteggerti troppo o per cercarti troppo o per sentirti troppo.
Voglio che tu sappia che se non c’è nessun eccesso non c’è nessun amore.
Voglio che tu sappia che a volte dico ciò che non dovrei dire, oppure taccio ciò che non dovrei dire, ma lo faccio perché nulla possa interromperci.
Voglio che tu sappia che potrei essere migliore, infinitamente migliore, ma non sono mai stato migliore di quanto tu non mi abbia già fatto essere.
Voglio che tu sappia che mi irrito quando forse non dovrei, che mi affanno quando forse non dovrei, che insisto quando forse non dovrei, che mi ostino quando forse non dovrei.
Voglio che tu sappia che mi dispiace per tutte le lacrime che ti ho fatto piangere, per tutte le lacrime che ho pianto per te – ma mi dispiace ancora di più per tutte le decisioni che ho preso per paura delle lacrime.
Voglio che tu sappia che amare è anche piangere, che amare è anche andare oltre.
Voglio che tu sappia che invecchiare con te è la parte bella della vecchiaia.
Voglio che tu sappia che c’è un pizzico di follia in noi, e meno male.
Voglio che tu sappia che c’è un pizzico di dolcezza in noi, e meno male.
Voglio che tu sappia che sono tanto sentimentale quanto incoerente, e che se non fosse per te non combinerei un bel niente.
Voglio che tu sappia che se solo ci fosse una vita saresti la donna della mia vita.
E che se ce ne fosse più d’una, lo saresti ugualmente.

giovedì 29 settembre 2016

Spegniti, spegniti, breve candela...





To-morrow, and to-morrow, and to-morrow,
Creeps in this petty pace from day to day,
To the last syllable of recorded time;
And all our yesterdays have lighted fools
The way to dusty death. 

Out, out, brief candle!
Life's but a walking shadow, a poor player,
That struts and frets his hour upon the stage,
And then is heard no more. It is a tale
Told by an idiot, full of sound and fury,
Signifying nothing.


Domani, e poi domani, e poi domani,  
il tempo striscia, un giorno dopo l’altro,  
a passetti, fino all’estrema sillaba  
del discorso assegnato e i nostri ieri  
saran tutti serviti  
a rischiarar la via verso la morte  
a dei pazzi. 

Breve candela, spegniti!  
La vita è solo un’ombra che cammina,  
un povero attorello sussiegoso  
che si dimena sopra un palcoscenico  
per il tempo assegnato alla sua parte,  
e poi di lui nessuno udrà più nulla:  
è un racconto narrato da un idiota,  
pieno di grida, strepiti, furori,  
del tutto privi di significato!

giovedì 22 settembre 2016

Poesia o musica? De Andrè, Amore che vieni amore che vai






Quei giorni perduti a rincorrere il vento 
a chiederci un bacio e volerne altri cento 
un giorno qualunque li ricorderai 
amore che fuggi da me tornerai 
un giorno qualunque li ricorderai 
amore che fuggi da me tornerai 

e tu che con gli occhi di un altro colore 
mi dici le stesse parole d'amore 
fra un mese fra un anno scordate le avrai 
amore che vieni da me fuggirai 
fra un mese fra un anno scordate le avrai 
amore che vieni da me fuggirai 

venuto dal sole o da spiagge gelate 
perduto in novembre o col vento d'estate 
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai 
amore che vieni, amore che vai 
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai 
amore che vieni, amore che vai. 





E' così...che va la vita. 
Oggi il mondo ti sembra a portata di mano, domani ti sembra sabbia che sfugge tra le dita.
Una sera un tramonto d'estate ti porta una rivelazione, domani una sera tiepida ti fa crollare il mondo che credevi fosse in un certo modo illudendoti. 
Un giorno d'estate ti regala la magia con la calura ed il rumore dei grilli, una sera di cielo terso stellato a dicembre ti riporta in una realtà che non vuoi.
Un giorno qualsiasi e anonimo ti segna un punto di svolta, un giorno qualsiasi e anonimo ti cala giù la sbarra e ti dice che non puoi andare oltre.
E in mezzo?
In mezzo c'è la vita. C'è la sensazione di costruire ricordi, e non di viverli e non sai che nel futuro saranno dolorosi.
Non sai che due birre consumate sotto un cielo stellato a guardare le stelle cadenti avranno un giorno un retrogusto amaro.
Sono momenti in cui mordi la vita, sei sulla cresta dell'onda, che ti fanno dimenticare che è solo un attimo, mentre tutto il resto della vita, al di fuori di quei momenti li vivi cercando di nuotare per non affogare.

domenica 18 settembre 2016

Top of Monviso 9 luglio 2016




E così, ce l’ho fatta.

Ho realizzato un sogno, uno degli obiettivi della mia vita.
Salire sul Re di Pietra, il Monviso.
La montagna che come poche altre può definirsi “la Montagna”.
Quella montagna che si vede dalla Pianura Padana; si vede anche dal bergamasco, come ci ha detto un escursionista orobico ieri al rifugio.

Sin da quando ero piccolino guardavo quella montagna laggiù, la più alta, e mi chiedevo cosa si sarebbe potuto osservare da lassù; inoltre l’assonanza del suo nome con il mio cognome, me l’ha reso sempre molto familiare.

Quella montagna mi ha accompagnato, contemplandola, in tanti momenti; all’alba, al tramonto, abbandonandosi ai pensieri; mi ha accompagnato con il suo inconfondibile skyline quando studente andavo a Torino, nei momenti felici, in quelli tristi, perché lei era sempre li, maestosa e superba.

Salire lassù non è stata una semplice scalata. Non semplice per le difficoltà tecniche, per la fatica ma soprattutto per l’aspetto mentale; sapere che era giunto il momento di salire lassù e che, avendo scelto la parte est, non v’era possibilità di ritorno o di uscita. Solo raggiungere la vetta era possibile.

Appena arrivati al rifugio, il giorno prima, sono entrato subito nella cappelletta dedicata a tutti quanti hanno perso la vita nel tentare la scalata. Innumerevoli fotografie di persone unite dall’amore timore per quella montagna; ragazzi giovani, uomini più attempati, donne. Tutti con volti sorridenti, di quel sorriso che ti stampi sul volto solo quando vai in montagna e ti senti in armonia con la Natura.
Persone che non ci sono più.
E, salendo, innumerevoli lapidi o targhette fissate a memoria imperitura nella riccia, quella roccia che per loro fu fatale.
Un monito per noi, per non prenderla alla leggera.
Per ricordarci che non dovevamo sfidarlo il Re di Pietra, ma semplicemente unirci a Lui in armonia, vivere la sua maestosità e superbia.
Sentire in lontananza il rumore di massi che franano era un monito per ricordarci che se lo sfidi, e Lui lo sente, , è una sfida per noi persa.


Non è stata una sfida con Lui, infatti. E’ stata una sfida con noi stessi.
La montagna ti da molto. Ti fa abbandonare i pensieri pesanti, che lassù non riescono a salire perché solo zavorra inutile.
Ti rinfranca i pensieri sull’amicizia, sullo spirito di solidarietà.
E se non avessi conosciuto un amico come Paolo, la salita sarebbe stata solo e sempre un sogno, un obiettivo da realizzare a data da destinarsi, e non più una realtà recente.


E, da oggi, possiamo dire: “Siamo stati lassù”

Michel Houellebecq - La possibilità di un'isola




Vita mia, vita mia, mia antichissima vita,

mio primo voto mal richiuso,
mio primo amore infirmato,
sei dovuta ritornare.


Ho dovuto conoscere
ciò che la vita ha di migliore,
quando due corpi gioiscono della loro felicità
e si uniscono e rinascono senza fine.

Divenuto totalmente dipendente,
conosco il tremito dell’essere,
l’esitazione a sparire,
il sole che colpisce al limitare

e l’amore in cui tutto è facile,
in cui tutto è dato nell’attimo;
esiste in mezzo al tempo
la possibilità di un’isola.

martedì 28 giugno 2016

Camminando sul filo....




Sotto, il vuoto.
Non ti voltare.
Se ti volti puoi perdere l'equilibrio, e cadere.
No. Non ti voltare.
Stai camminando su un sottile filo sospeso nel vuoto. Il momento più difficile è stato quando hai deciso di compiere il primo passo per camminarci sopra.
Ed è emozionante pensare che non sai se cadrai o se arriverai dall'altra parte, e non sai nemmeno se sarai al sicuro o se troverai un'altra strada scoscesa.
Ma non potevi restare da dove hai deciso di compiere il primo passo.
Un passo, il più difficile, ma lo hai fatto.
Poi il secondo, il terzo, il quarto.
E non sai neanche ora quanti ne hai compiuti, su quel filo quasi trasparente, ma non ti volti perchè pensare di ritornare in dietro ti farebbe cadere.
Troverai nebbia, troverai pioggia, troverai un tiepido sole primaverile o una gelida brina invernale.
Cammina.
In equilibrio.
A volte ti metti a correre, a volte ti fermi. Corri perchè il vuoto non ti fa paura e vuoi arrivare, o piuttosto allontanrti da dove sei partito.
Ti fermi perchè vuoi sentire sul viso quella brezza frizzante prima di ripartire.
Più cammini più la tua consapevolezza prende forma, e viene a meno la paura di cadere.
Allora avevi deciso di compierlo quel passo. Non potevi pensare di rimanere per sempre da dove sei partito, tra rimpianto e delusione, tra amarezza e dolore.
Ed hai pensato di andare a cercare forse non sai cosa, ma sicuramente non solo la negazione del rimpianto, del dolore, dell'amarezza e del dolore.
Qualcosa di più.
Qualcosa di diverso.
Qualcosa che quando sarai al sicuro ti permetterà di voltarti e di osservare quanta strada perigliosa hai compiuto.e vedrai l'altro ancoraggio della fune lontano, molto lontano. Non tanto nella distanza, ma dal tuo stato d'animo.
Cammina.
Sai che o vinci o muori.
E non vuoi perdere.

venerdì 27 maggio 2016

Vivere il presente




A volte vivi nel passato...a volte nel futuro...ma quanto è bello vivere il presente? Passato e futuro nello stesso istante...

A volte i ricordi ti trattengono come catene al suolo, il passato che ti vincola a non poter volare; a volte le speranze ti costringono a volare in un plasma indefinito..ma è solo quando vivi il tuo presente che sai che le catene sono allentate ed il cielo lo puoi percorrere con un volo appena sopra le cime per riconoscere la tua in cui adagiarti in un confortevole riposo

I ricordi sono il tormento dell'anima. Meno male che ci sono. Perchè hai la consapevolezza che sei stato vivo. Che ci sarà un altro momento di presente, un momento in cui spazio e tempo trovano la coincidenza.
Un momento che si incide come una martellata sulla pietra, e non le scivola addosso.

Un momento che diventerà ricordo.

domenica 20 marzo 2016

Esistere non vuole dire vivere

Esistere non vuole dire vivere;

vivere vuole dire assaporare l’eternità giorno dopo giorno, nascendo al mattino e morendo nel sonno la sera e risorgendo il giorno dopo! 

Questo augurio ha un veicolo fondamentale, senza il quale svanisce ed è nella parola forse più pregiudicata della storia del linguaggio umano, è nella parola “amore”. 

Costruitevi un territorio d’amore a qualsiasi costo, ma non un’aiuoletta piccolina con un alberello e una piccola fronda, ma un territorio che ospiti una foresta di sentimenti e allora sarà molto difficile contrabbandarvi il termine vita seppellendolo nella tomba dell’esistenza...



Silvano Agosti

Neruda dixit


martedì 8 marzo 2016

Sentirai il tuono e mi ricorderai,
pensando: lei voleva la tempesta.
L’orlo del cielo avrà il colore del rosso intenso,
e il tuo cuore, come allora, sarà in fiamme.
...
_Anna Andreevna Achmatova_
 
 
 
 
Si sono incrociati come estranei,
Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo,...

amati per sempre.
 
 
 
_Wislawa Szymborska_
 
 
 
 

lunedì 4 gennaio 2016

JUNG, IL PROCESSO DI INDIVIDUAZIONE E L'OMBRA




“Le affinità elettive su cui si basa la scelta amorosa non sono le parti ‘belle’ dell’individuo, ma quelle peggiori, quelle che appartengono alla dimensione dell’Ombra.”
Aldo Carotenuto







Il concetto di individuazione ha nella nostra psicologia una parte tutt’altro che trascurabile. 
L’individuazione è in generale il processo di formazione e di caratterizzazione dei singoli individui, e in particolare lo sviluppo dell’individuo psicologico come essere distinto dalla generalità, dalla psicologia collettiva. 
L’individuazione è quindi un processo di differenziazione che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale. La necessità dell’individuazione è una necessità naturale, in quanto che impedire l’individuazione, mercé il tentativo di stabilire delle norme ispirate prevalentemente o addirittura esclusivamente a criteri collettivi, significa pregiudicare l’attività vitale dell’individuo. L’individualità è però già data fisicamente e fisiologicamente e si esprime analogamente anche nel suo aspetto psicologico. 
Per il fatto stesso che l’individuo non è soltanto un essere singolo, ma presuppone anche dei rapporti collettivi per poter esistere, il processo di individuazione non porta all’isolamento, bensí a una coesione collettiva piú intensa e piú generale.

Secondo Jung, l’Ombra è tutto ciò che in noi non è cosciente, una componente della personalità che generalmente è oscura, perché racchiude i desideri che la nostra coscienza disapprova, ritenendoli causa di inquietudine e angoscia. 
Essa rappresenta tutti i contenuti rifiutati, rimossi e non autorizzati dalla coscienza, per l’educazione e le influenze a cui è sottoposto l’individuo.
L’Ombra riguarda quegli aspetti della personalità relativi a colpe, vergogne, autosvalutazione, infantilismi, aspetti che generalmente si tende a proiettare su altre persone. 
Se il meccanismo di proiezione è eccessivo, l’individuo rischia di identificarsi troppo con la sua parte “luce” e cioè con la Persona che rappresenta, la maschera con la quale l’individuo “gioca” il suo ruolo nel mondo e con gli altri; è l’aspetto pubblico che ogni uomo mostra in società.

Esiste anche il rischio opposto e cioè essere posseduti dalla propria Ombra.


Avventurarsi attraverso strade ignote non è facile. Si deve trovare il coraggio di intraprendere nuovi percorsi, senza punti di riferimento, accantonare il proprio bagaglio conoscitivo e confidare solo sulle proprie forze. 
Come diceva Proust: “Due strade incontrai nel bosco ed io scelsi quella meno battuta, ecco perché sono diverso”, proprio come la figura dell’Eroe narrativo è sempre accompagnata da un senso di solitudine. Ma è così che diventa eroe.
Secondo Jung la nostra psiche è bipolare, cioè possiede due lati opposti ben distinti: conscio e inconscio, positivo e negativo, luce e ombra.
L’Ombra è la parte più inferiore della nostra personalità, il nostro lato Oscuro che si confronta con la nostra positività. Rifiutare la propria Ombra ci condanna a vivere in modo parziale, costringendo questo lato di noi a una vita autonoma al di fuori della nostra personalità, che in ogni caso può manifestarsi, per esempio con antipatie ingiustificate o rabbia esplosiva, e che ci impedisce di maturare e trovare la nostra individualità. 

Perché la nostra singolarità irripetibile risiede proprio nella nostra Ombra.

L’individuazione comincia con la ricognizione e l’integrazione dell’Ombra nella personalità. Nell’istante in cui l’uomo accetta, nella propria dinamica psichica l’Ombra, egli accetta di individualizzarsi.