venerdì 8 aprile 2011
"....e ora credo, guardandomi indietro, che non abbiamo combattuto contro il nemico, ma che abbiamo combattuto contro noi stessi, e il nemico era dentro di noi.
Per me adesso la guerra è finita, ma sino alla fine dei miei giorni resterà sempre con me, come sono sicuro che ci sarà Elias, che si è battuto contro Raa per quello che ha chiamato 'il possesso della mia anima'.
Qualche volta mi sono sentito come il figlio di quei due padri.
Ma sia quel che sia: quelli che tra noi l'hanno scampata hanno l'obbligo di ricominciare a costruire; insegnatre aglia altri ciò che sappiamo, e tentare con quel che rimane delle nostre vite di cercare la bontà: è un significato in questa esistenza."
Monologo finale di Chris in Platoon.
domenica 10 ottobre 2010
La Carta e il territorio (Michel Houllebecq)
Il nuovo romanzo dello scrittore fraancese (tra l'atro selezionato per il premio Gouncourt) polemizza su alcuni aspetti della società, scagliandosi in particolare contro il mercato dell'arte; in particolare la critica contro l'arte moderna ed il mercato di essa si inserisce in una ben più ampia critica contro la società dell' oggi e del domani, iperglobalizzata e asettica.
Questa critica è presente in tutti i romanzi dello scrittore. Cosa apprezzo molto di lui non è la critica dal punto di vista "politico" e strumentale che pone alla globalizzazione (ma a leggere tra le righe il concetto che emerge è quello della" iperglobalizzazione"), ma la critica dal punto di vista "umano".
L'opera tutta di Houllebecq è pervasa da profondo cinismo e rassegnazione a questa realtà presente e futura, come si legge nelle ultime pagine del romanzo.
Tali cinismo e rassegnazione trovano massima espressione nel descrivere le solitudini quasi misantropiche dei protagonisti dei vari romanzi, di fatto estrinsecazioni autobiografiche. Disincanto, cinismo, quiete emotiva che fa seguito alla disillusione, ricorso al sesso mercenario sono caratteristiche quasi costanti che permeano la sua opera.
Una prosa scorrevole ed ironica consente al lettore di scivolare velocemente verso la fine, chiedendosi quando uscirà il romanzo successivo.
CITAZIONI
(...) "Sono contento che tu sia autonomo", rispose il padre. "Ho conosciuto parecci tizi in vita mia che volevano diventare artisti e che erano mantenuti dai genitori; nessuno è riuscito a sfondare. E' curioso, si potrebbe credere che il isogno di esprimersi, di lasciare una traccia nel mondo, sia una forza potente; eppure di solito non basta. Ciò che funziona meglio, ciò che spinge con la massima violenza le persone a superare se stesse è ancora il puro e semplice bisogno di denaro". (...)
(...) Anche così, pensò Jed, potevano aspettarsi da parte degli albergatori un'accoglienza privilegiata: givane coppia urbana ricca, senza figli, esteticamente molto decorativa,ancora nella prima fase del loro amore - e perciò pronti a meravigliarsi di tutto, nella speranza di costituirsi una riserva di bei ricordi che sarebbero seviti loro al momento di affrontare gli anni difficili, che avrebberi forse anche permesso loro di superare una crisi di coppia - rappresentavano, per ogni professionista del ramo alberghiero e della ristorazione, l'archetipo dei clienti ideali. (...)
(...) A distanza di anni, dopo essersi lanciato nella "Serie dei mestieri semplici", Jed aveva progettato a più riprese di rrealizzare il ritratto di uno di quegli uomini che, casti e devoti, sempre meno numerosi, percorrevano le metropoli per apportarvi il conforto della fede. Ma si era arenato, non era nemmeno riuscito a cogliere il soggetto. I preti, eredi di una tradizione spirituale millenaria che nessuno più capiuva veramente, un tempo al primo posto della società, al termine di studi terribilmente lunghi e difficili che presupponevano la padronanza assoluta del latino, del diritto canonico, della teologia razionale e di altre materie quasi incomprensibili, erano ridotti ormai a vivere in condizioni materiali miserabili, prendevano il metrò in mezzo agli altri, andando da un gruppo di condivisioen del Vangelo a un seminario di alfabetizzazione, dicendo la messa ogni mattina per fedeli sempre più scarsi e più vecchi; ogni gioia sensuale era loro preclusa, persino i piaceri elementari della vita di famiglia, obbligati tuttavia dalla loro funzione a manifestare giorno dopo giorno un ottimismo indefettbile (...)
(...)...all'epoca del sorprendente trentennio di crescita economica tra il 1945 e il 1975, il viaggio aereo, simbolo dell'avventura tecnologica moderna, era tutt'altra cosa. Ancora riservato agli ingegneri e ai dirigenti, ai costruttori del mondo di domani, era destinato, nessuno ne dubitava nel contesto di una socialdemocrazia trionfante, a diventare sempre più accessibile agli strati popolari man mano che si sarebbero sviluppati il loro potere di acquisto e il loro tempo libero (il che del resto era in fondo successo, ma in seguito a una deviazione per l'ultraliberalismo simboleggiato in maniera adeguata dalle compagnie lowcost e a prezzo di una totale perdita del prestigio in recedenza associato al trasporto aereo).
Questa critica è presente in tutti i romanzi dello scrittore. Cosa apprezzo molto di lui non è la critica dal punto di vista "politico" e strumentale che pone alla globalizzazione (ma a leggere tra le righe il concetto che emerge è quello della" iperglobalizzazione"), ma la critica dal punto di vista "umano".
L'opera tutta di Houllebecq è pervasa da profondo cinismo e rassegnazione a questa realtà presente e futura, come si legge nelle ultime pagine del romanzo.
Tali cinismo e rassegnazione trovano massima espressione nel descrivere le solitudini quasi misantropiche dei protagonisti dei vari romanzi, di fatto estrinsecazioni autobiografiche. Disincanto, cinismo, quiete emotiva che fa seguito alla disillusione, ricorso al sesso mercenario sono caratteristiche quasi costanti che permeano la sua opera.
Una prosa scorrevole ed ironica consente al lettore di scivolare velocemente verso la fine, chiedendosi quando uscirà il romanzo successivo.
CITAZIONI
(...) "Sono contento che tu sia autonomo", rispose il padre. "Ho conosciuto parecci tizi in vita mia che volevano diventare artisti e che erano mantenuti dai genitori; nessuno è riuscito a sfondare. E' curioso, si potrebbe credere che il isogno di esprimersi, di lasciare una traccia nel mondo, sia una forza potente; eppure di solito non basta. Ciò che funziona meglio, ciò che spinge con la massima violenza le persone a superare se stesse è ancora il puro e semplice bisogno di denaro". (...)
(...) Anche così, pensò Jed, potevano aspettarsi da parte degli albergatori un'accoglienza privilegiata: givane coppia urbana ricca, senza figli, esteticamente molto decorativa,ancora nella prima fase del loro amore - e perciò pronti a meravigliarsi di tutto, nella speranza di costituirsi una riserva di bei ricordi che sarebbero seviti loro al momento di affrontare gli anni difficili, che avrebberi forse anche permesso loro di superare una crisi di coppia - rappresentavano, per ogni professionista del ramo alberghiero e della ristorazione, l'archetipo dei clienti ideali. (...)
(...) A distanza di anni, dopo essersi lanciato nella "Serie dei mestieri semplici", Jed aveva progettato a più riprese di rrealizzare il ritratto di uno di quegli uomini che, casti e devoti, sempre meno numerosi, percorrevano le metropoli per apportarvi il conforto della fede. Ma si era arenato, non era nemmeno riuscito a cogliere il soggetto. I preti, eredi di una tradizione spirituale millenaria che nessuno più capiuva veramente, un tempo al primo posto della società, al termine di studi terribilmente lunghi e difficili che presupponevano la padronanza assoluta del latino, del diritto canonico, della teologia razionale e di altre materie quasi incomprensibili, erano ridotti ormai a vivere in condizioni materiali miserabili, prendevano il metrò in mezzo agli altri, andando da un gruppo di condivisioen del Vangelo a un seminario di alfabetizzazione, dicendo la messa ogni mattina per fedeli sempre più scarsi e più vecchi; ogni gioia sensuale era loro preclusa, persino i piaceri elementari della vita di famiglia, obbligati tuttavia dalla loro funzione a manifestare giorno dopo giorno un ottimismo indefettbile (...)
(...)...all'epoca del sorprendente trentennio di crescita economica tra il 1945 e il 1975, il viaggio aereo, simbolo dell'avventura tecnologica moderna, era tutt'altra cosa. Ancora riservato agli ingegneri e ai dirigenti, ai costruttori del mondo di domani, era destinato, nessuno ne dubitava nel contesto di una socialdemocrazia trionfante, a diventare sempre più accessibile agli strati popolari man mano che si sarebbero sviluppati il loro potere di acquisto e il loro tempo libero (il che del resto era in fondo successo, ma in seguito a una deviazione per l'ultraliberalismo simboleggiato in maniera adeguata dalle compagnie lowcost e a prezzo di una totale perdita del prestigio in recedenza associato al trasporto aereo).
sabato 11 settembre 2010
Victor Hugo - L'uomo che ride (1869)
Questo romanzo di Victor Hugo certamente non è il più conosciuto.
Se qualcuno vi chiedesse qual è il romanzo più famoso scritto da Hugo senza dubbio alle mente affiorerebbe per primo il nome de "I Miserabili", che - è un giudizio prettamente personale - è il libro più bello i mai scritto in merito a epopea, storia, società, sentimenti, amicizia, amore.
Mi è piaciuto talmente "I Miserabili" che da allora sono andato alla scoperta di altri capolavori Hughiani: "Novantatrè", "Notre dame de Paris" e questo "L'uomo che ride", forse il meno conosciuto.
Tralascio, per non divagare, altri capolavori (non apparteneti al genere del romanzo) di produzione Hughiana, quali "Le Roi s'amuse" (da cui il libretto del verdiano Rigoletto) oppure l"Ernani" (idem; esso è inoltre da ricordare per la sua importanza durante la Rivoluzione di Luglio del 1830).
"L'uomo che ride" è un romanzo dalle tinte fosche, ambientato nell'Inghilterra a cavallo tra XVII e XVIII secolo; un' Inghilterra ancora specchiantesi nei postumi della Rivoluzione Cromwelliana e della Restaurazione.Interessante notare come "I Miserabili" e "Novantatrè" fossero invece strettamente connessi alle conseguenze storiche e sociali di un'altra a noi più ben nota rivoluzione: la "Révolution Francaise".
"L'uomo che ride" è la storia di un ragazzo abbandonato da commercianti di bambini nel momento in cui, in piena restaurazione, tale commercio viene improvvisamente bandito.
Il protagonista "ride", appunto, in modo permanente, poichè è stato deformato con tecniche chirurgiche inenarrabili; queste ultime venivano praticate da tali commercianti di bambini allo scopo di creare dei mostri da vendere come saltimbanchi, giullari, attori.
Il caso vuole che il bambino di 10 anni abbandonato, Gwynplaine, trovi rifugio presso uno strano individuo, misantropo, girovago, che vive insieme ad un lupo addomesticato : ed ecco che entrano in scena Ursus (l'uomo) e Homo (il lupo).
Nel suo peregrinare, prima di ricevere ospitalità da Ursus, Gwynplaine aveva nel frattempo salvato una neonata da morte certa per il freddo; la neonata, successivamente chiamata Dea, sarebbe rimasta cieca a causa dell'esposizione al gelo invernale.
Con il passare degli anni, si viene a creare una sorta di 'famiglia' nomade, la quale, per via del bizzarro aspetto di Gwynplaine, l'uomo che ride, ottiene un notevole successo nel recitare rappresentazioni teatrali presso le corti del Paese. Contestualmente nasce una storia d'amore tra Dea e Gwynplaine.
D'altro canto, in un'ambientazione diametralmente opposta, cioè alla corte della Regina Anna, si viene a scoprire che tale Gwynplaine, in quanto figlio di un Nobile e Pari d'Inghilterra decaduto dopo la Restaurazione, Lord Linnaeus Clancharlie, è Pari di diritto.
Gwynplaine, così sottratto forzatamente alla sua "famiglia", si trova a dover scegliere tra l'amore per Dea e la rassicurazione emotiva dell'ambiente in cui è cresciuto ed i Lussi e gli Onori dell'essere Nobile, Pari d'Inghilterra con diritto di trono presso la Camera dei Lords - con tutto quello che ciò comporta, compreso l'inspiegabile infatuazione che la Duchessa Josiane, illegittima figlia di Re Giacomo II manifesta per lui, nonostante la spaventosa deformità...
Tra le righe sono presenti numerosi e interessantissimi rimandi storici, dalla storia del feudalesimo in Inghilterra, all'evoluzione del Diritto, alla stessa Rivoluzione e successiva restaurazione.
Victor Hugo - L'uomo che ride Citazione No.5
Ci sono casi in cui il cane sente il bisogno di seguire il suo padrone, altri in cui sente il bisogno di precederlo. Allora la bestia prende la direzione dello spirito. Il suo fiuto imperturbabile vede con chiarezza il nostro imperturbabile crepuscolo. L'animale intuiva vagamente la necessità di fare da guida. Sapeva che c'è un brutto passaggio e che bisogna aiutare l'uomo ad andare oltre? No, probabilmente; o forse si; in ogni caso qualcuno lo sapeva per lui; l'abbiamo già detto, capita spesso durante la vita di ricevere aiuti importanti che vengono dal basso, e che invece vengono dall'alto. Noi non conosciamo tutti i volti di Dio. Chi è quella bestia? La provvidenza.
Victor Hugo - L'uomo che ride Citazione No.4
E' quasi impossibile esprimere esattamente le evoluzioni astruse che avvengono nel cervello. Le parole hanno l'inconveniente di un contorno più preciso delle idee. Tutte le idee si confondono ai loro bordi; non così le parole. A loro sfugge sempre una certa complessità dell'anima. L'espresione ha delle frontiere, il pensiero non ne ha.
Victor Hugo - L'uomo che ride Citazione No.3
I nemici fanno un chiasso efficace, che acuisce e ravviva il trionfo. Si stanca più facilmente un amico di lodare che un nemico di ingiuriare. Ingiuriare non vuol dire nuocere. Ecco che cosa i nemici ignorano. Essi non possono fare a menodi insultare, in questo risultano utili. La loro impossibilità di tacere tiene sveglio l'interesse pubblico.
Victor Hugo - L'uomo che ride Citazione No.2
La mente, come la natura, ha orrore del vuoto. La natura riempie il vuoto con l'amore; la mente spesso lo riempie con l'odio. L'odio colma.
E' però libera scelta come decidere di colmare la propria vita....se come la Natura o no...
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