Samy mi ha regalato l'ultima delle sue perle di saggezza. La mia piccola grande amica. Stranamente non ha tuonato, di solito le piace molto, mi ha abbracciato mentre ero seduto a guardare il mare e a contare i colori. Poi ha sussurrato pianissimo: "Lo sai che tra la fine e il nuovo inizio c'è un mondo di mezzo? E' il tempo ferito, Jean Perdu. E' una palude dove si raccolgono sogni, paure e intenzioni perdute. I passi in questo tempo si fanno più pesanti. Non sottovalutare questa stazione di passaggio tra la fine e il nuovo inizio, Jeanno. Datti tempo. A volte le soglie sono così grandi che non si possono superare con un passo solo".
domenica 16 novembre 2014
sabato 11 ottobre 2014
Julian Barnes - Il senso di una fine
Con quale frequenza raccontiamo la storia della nostra vita?
Aggiustandola, migliorandola, applicandovi tagli strategici?
E più avanti si va negli anni, meno corriamo il rischio che qualcuno intorno a noi ci possa contestare quella versione dei fatti, ricordandoci che la nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato.
Agli altri ma soprattutto a noi stessi.
domenica 21 settembre 2014
Lo Zahir (P.Coelho) - Frasi
La sofferenza nasce quando ci aspettiamo che gli altri ci amino nel modo che immaginiamo, e non nella maniera in cui l'amore deve manifestarsi - libero, incontrollato, pronto a guidarci con la sua forza e a impedirci di fermarci.
Ogni uomo e ogni donna sono in connessione con l'energia che molti chiamano "amore", ma che in realtà è la materia prima con cui è stato creato l'universo. Questa energia non può essere manipolata, è essa che ci guida dolcemente, è in essa che si concentra tutto il nostro apprendistato per la vita. Se tentiamo di indirizzarla verso obiettivi scelti da noi, finiamo in balia della disperazione, della frustrazione, dell'illusione, perchè essa è libera e selvaggia.
Parlammo di tutto, tranne che d'amore, perchè amavamo senza aver bisogno di parlare.
Nell'amore si devono costruire i ricordi; solo così gli attimi diventano minuti, i minuti ore, le ore giorni, i giorni vita.
Non mi pento dei momenti in cui ho sofferto, porto su di me le cicatrici come se fossero medaglie, so che la libertà ha un prezzo alto, alto quanto quello della schiavitù. L'unica differenza è che si paga con piacere, e con un sorriso - anche quando quel sorriso è bagnato dalle lacrime.
Lo Zahir è un pensiero che all'inizio ti sfiora appena e finisce per essere la sola cosa a cui riesci a pensare.
Il mio Zahir ha un nome e il suo nome è Esther.
Quando non ho avuto più niente da perdere, ho ottenuto tutto. Quando ho cessato di essere chi ero, ho ritrovato me stesso. Quando ho conosciuto l'umiliazione ma ho continuato a camminare, ho capito che ero libero di scegliere il mio destino. Non so se sono malato, se il mio matrimonio è stato solo un sogno che non sono riuscito a comprendere fintantoché è durato. So che posso vivere senza di lei, ma vorrei incontrarla di nuovo, per dirle ciò che non le ho mai detto mentre stavamo insieme: "Io ti amo più di me stesso". Se riuscirò a dirle queste parole, allora potrò andare avanti, in pace, perché questo amore mi ha redento.
L'amore è una forza selvaggia. Quando tentiamo di controllarlo, ci distrugge. Quando tentiamo di imprigionarlo, ci rende schiavi. Quando tentiamo di capirlo, ci lascia smarriti e confusi...
Bisogna sempre sapere quando una fase giunge alla fine. Concludere un ciclo, chiudere un uscio, terminare un capitolo: non importa come lo si definisca, ciò che conta è lasciare nel passato quei momenti di vita che sono finiti.
È meglio soffrire come ho già fatto in precedenza... È meglio che mi lecchi le ferite come ho fatto in passato.
Soffrirò giorno e notte, notte e giorno. E questo potrà durare settimane, mesi, forse anche un anno.
Finché una mattina, al risveglio, mi renderò conto che sto pensando a qualcosa di diverso, e capirò che il peggio è ormai passato. Il cuore è affranto, ma si riprendrà e riuscirà a scorgere ancora la bellezza della vita. È già successo in precedenza e accadrà di nuovo...
Ma mi ero reso conto che coloro che si dicevano maestri e detentori dei segreti della vita, che affermavano di conoscere le tecniche che avrebbero potuto dare a qualsiasi uomo la capacità di ottenere ciò che voleva, avevano ormai smarrito il legame con gli insegnamenti antichi. Percorrere il Cammino di Santiago, entrare in contatto con gente comune, scoprire che l'universo parla un linguaggio individuale - un linguaggio fatto di "segni" e di segnali - e che per capirlo basta guardare con la mente sgombra da retaggi e pregiudizi ciò che accade intorno a noi... tutto ciò mi ha fatto dubitare che l'occultismo fosse davvero la sola porta che consentisse di accedere a quei misteri. È molto importante prestare attenzione. Le lezioni arrivano sempre quando sei pronto. Se sarai attento ai segnali, apprenderai tutto ciò che ti è necessario per il prossimo passo.
sabato 20 settembre 2014
L'immortalità (M.Kundera)
Vivere: nel vivere non c'è alcuna felicità.
Vivere: portare il proprio io dolente per il mondo.
Ma essere, essere è felicità.
Essere: trasformarsi in una fontana, in una vasca di pietra, nella quale l'universo cade come una tiepida pioggia
venerdì 19 settembre 2014
Alcune chicche da: L'insostenibile leggerezza dell'essere (M.Kundera)
È un amore disinteressato: Tereza non vuole nulla da Karenin. Non vuole nemmeno l'amore. Non si è mai posta quelle domande che torturano le coppie umane: mi ama? Ha mai amato qualcuna più di me? Mi ama più di quanto lo ami io? Forse tutte queste domande rivolte all'amore, che lo misurano, lo indagano, lo esaminano, lo sottopongono a interrogatorio, riescono anche a distruggerlo sul nascere. Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogiamo qualcosa (l'amore) dell'altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.
Perché quell'edificio poggia sull'unico pilastro della sua fedeltà e gli amori sono come gli imperi: quando scompare l'idea su cui sono fondati, periscono anch'essi.
Due esseri che si amano, soli, isolati dal resto del mondo... è molto bello! Ma di che cosa parlerebbero tutto il tempo? Per quanto spregevole sia il mondo, essi ne hanno bisogno per potersi parlare.
Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l'amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come uccelli sulle spalle di Francesco d'Assisi.
Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future.
Fare l'amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse, ma quasi opposte. L'amore non si manifesta con il desiderio di fare l'amore [...] ma col desiderio di dormire insieme.
Quando parla il cuore non sta bene che la ragione trovi da obiettare.
L'amore comincia nell'istante in cui la donna si iscrive con la sua prima parola nella nostra memoria poetica.
Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta. È per questo che l'uomo non può essere felice, perché la felicità è desiderio di ripetizione.
Tereza sa che il momento in cui nasce l'amore si presenta così: la donna non resiste alla voce che chiama all'aperto la sua anima spaventata; l'uomo non resiste alla donna la cui anima presta orecchio alla sua voce.
Un dramma umano si può esprimere con la metafora della pesantezza. Diciamo, ad esempio, che ci è caduto un fardello sulle spalle. Sopportiamo o non sopportiamo questo fardello, sprofondiamo sotto il suo peso, lottiamo con esso, perdiamo o vinciamo. Ma cos'era successo in realtà a Sabina? Niente. Aveva lasciato un uomo perché voleva lasciarlo. Lui l'aveva forse perseguitata? Aveva cercato di vendicarsi? No. Il suo non era un dramma della pesantezza, ma della leggerezza. Sulle spalle di Sabina non era caduto un fardello, ma l'insostenibile leggerezza dell'essere.
Sabina aveva attorno a sé il vuoto. E se quel vuoto fosse stato la meta di tutti i suoi tradimenti? Fino ad allora, naturalmente, non se ne era resa conto e ciò era comprensibile: la meta che l'uomo persegue è sempre velata. La ragazza che desidera il matrimonio desidera qualcosa di cui non sa nulla. L'uomo che brama la gloria non ha alcuna idea di cosa sia questa gloria. Ciò che da un senso al nostro comportamento è sempre qualcosa che ci è totalmente sconosciuto. Anche Sabina non sa quale sia la meta che sta dietro il suo desiderio di tradire. L'insostenibile leggerezza dell'essere, è questa la meta?
Chi tende continuamente "verso l'alto" deve aspettarsi prima o poi d'essere colto dalla vertigine. Che cos'è la vertigine? Paura di cadere? ma allora perché ci prende la vertigine anche su un belvedere fornito di una sicura ringhiera? la vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. la vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.
La pesantezza, la necessità e il valore sono tre concetti intimamente legati tra loro: solo ciò che è necessario è pesante, solo ciò che pesa ha valore.
Non certo la necessità bensì il caso è pieno di magia. Se l'amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze.
La storia è leggera al pari delle singole vite umane, insostenibilmente leggera, leggera come una piuma che turbina nell'aria, come qualcosa che domani non ci sarà più.
domenica 31 agosto 2014
Da "Il Grande Gatsby"
E mentre la luna si levava più alta le inutili case cominciarono a confondersi gradualmente finché non mi resi conto dell'antica isola che spuntò davanti agli occhi dei marinai olandesi - un seno verde e fresco del nuovo mondo. I suoi alberi scomparsi, gli alberi che avevano ceduto il posto alla casa di Gatsby, avevano fatto da ruffiani bisbiglianti all'ultimo e immane dei sogni umani; per un attimo transitorio e incantato l'uomo doveva aver trattenuto il respiro alla presenza di questo continente, costretto a un'estatica contemplazione che né capiva né desiderava, faccia a faccia per l'ultima volta nella storia con qualcosa commensurato alla sua capacità di meraviglia. E mentre sedevo là a riflettere sul vecchio mondo sconosciuto, pensai alla meraviglia di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde sul molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per arrivare a questo prato azzurro, e il suo sogno gli doveva essere sembrato così vicino da non potergli più sfuggire. Non sapeva che l'aveva già alle spalle, da qualche parte nella vasta oscurità oltre la città, dove i campi bui della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, al futuro orgiastico che anno dopo anno indietreggia di fronte a noi. Ci è sfuggito allora, ma non importa - domani correremo più forte, allungheremo ancora di più le braccia... e una bella mattina... Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.
dal libro "Il grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald
martedì 1 luglio 2014
Caspar David Friederich - Der Wanderer über dem nebelmeer (Viandante sul mare di nebbia) 1818
Il "Viandante sul mare di nebbia" è un dipinto ad olio su tela di Casper David Friederich, ascrivibile alla scuola romantica.
L'artista tedesco è stato tra i primi ad allontanarsi dallo stile neoclassico, considerando l'arte come espressione di stati d'animo e sensazioni.
In particolare, la rappresentazione della Natura rappresenta per lui ed altri artisti romantici, il tema adatto per dar forma alla nascente sensibilità romantica.
Nel dipinto, in posizione centrale si staglia la figura di un uomo di spalle, con un bastone da passeggio in mano.
E' lui il vero soggetto dell'opera, oppure il mare di nebbia che si dipana avanti a lui? O forse entrambi, nel loro rapporto reciproco, cioè nel rapporto che si stabilisce tra i due elementi, la Natura ed il sentimento?
Si potrebbe interpretare anche come la metafora del futuro sconosciuto, che invoglia il soggetto a voler superare i propri limiti, sfidando la coltre di nebbia, per realizzare i propri ideali di scoperta.
Secondo un'altra interpretazione il viaggiatore sul precipizio lascerebbe intendere l'apparente dominio dell'uomo sulla Natura, e contemporaneamente l'irrilevanza dell'individuo su di essa.
Probabilmente tutte le interpretazioni sono corrette, nell'ottica della nuova concezione romantica della ricerca dentro la Natura, nelle sue espressioni più potenti (un massiccio di montagna, il vasto mare di nebbia, l'inestricabile foresta).
Il tutto rappresenta la poetica del sublime, un'idea del bello che si intuisce e si accende come moto dell'anima al cospetto della sua magnificenza e imponenza.
Iscriviti a:
Post (Atom)






