martedì 8 marzo 2016

Sentirai il tuono e mi ricorderai,
pensando: lei voleva la tempesta.
L’orlo del cielo avrà il colore del rosso intenso,
e il tuo cuore, come allora, sarà in fiamme.
...
_Anna Andreevna Achmatova_
 
 
 
 
Si sono incrociati come estranei,
Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo,...

amati per sempre.
 
 
 
_Wislawa Szymborska_
 
 
 
 

lunedì 4 gennaio 2016

JUNG, IL PROCESSO DI INDIVIDUAZIONE E L'OMBRA




“Le affinità elettive su cui si basa la scelta amorosa non sono le parti ‘belle’ dell’individuo, ma quelle peggiori, quelle che appartengono alla dimensione dell’Ombra.”
Aldo Carotenuto







Il concetto di individuazione ha nella nostra psicologia una parte tutt’altro che trascurabile. 
L’individuazione è in generale il processo di formazione e di caratterizzazione dei singoli individui, e in particolare lo sviluppo dell’individuo psicologico come essere distinto dalla generalità, dalla psicologia collettiva. 
L’individuazione è quindi un processo di differenziazione che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale. La necessità dell’individuazione è una necessità naturale, in quanto che impedire l’individuazione, mercé il tentativo di stabilire delle norme ispirate prevalentemente o addirittura esclusivamente a criteri collettivi, significa pregiudicare l’attività vitale dell’individuo. L’individualità è però già data fisicamente e fisiologicamente e si esprime analogamente anche nel suo aspetto psicologico. 
Per il fatto stesso che l’individuo non è soltanto un essere singolo, ma presuppone anche dei rapporti collettivi per poter esistere, il processo di individuazione non porta all’isolamento, bensí a una coesione collettiva piú intensa e piú generale.

Secondo Jung, l’Ombra è tutto ciò che in noi non è cosciente, una componente della personalità che generalmente è oscura, perché racchiude i desideri che la nostra coscienza disapprova, ritenendoli causa di inquietudine e angoscia. 
Essa rappresenta tutti i contenuti rifiutati, rimossi e non autorizzati dalla coscienza, per l’educazione e le influenze a cui è sottoposto l’individuo.
L’Ombra riguarda quegli aspetti della personalità relativi a colpe, vergogne, autosvalutazione, infantilismi, aspetti che generalmente si tende a proiettare su altre persone. 
Se il meccanismo di proiezione è eccessivo, l’individuo rischia di identificarsi troppo con la sua parte “luce” e cioè con la Persona che rappresenta, la maschera con la quale l’individuo “gioca” il suo ruolo nel mondo e con gli altri; è l’aspetto pubblico che ogni uomo mostra in società.

Esiste anche il rischio opposto e cioè essere posseduti dalla propria Ombra.


Avventurarsi attraverso strade ignote non è facile. Si deve trovare il coraggio di intraprendere nuovi percorsi, senza punti di riferimento, accantonare il proprio bagaglio conoscitivo e confidare solo sulle proprie forze. 
Come diceva Proust: “Due strade incontrai nel bosco ed io scelsi quella meno battuta, ecco perché sono diverso”, proprio come la figura dell’Eroe narrativo è sempre accompagnata da un senso di solitudine. Ma è così che diventa eroe.
Secondo Jung la nostra psiche è bipolare, cioè possiede due lati opposti ben distinti: conscio e inconscio, positivo e negativo, luce e ombra.
L’Ombra è la parte più inferiore della nostra personalità, il nostro lato Oscuro che si confronta con la nostra positività. Rifiutare la propria Ombra ci condanna a vivere in modo parziale, costringendo questo lato di noi a una vita autonoma al di fuori della nostra personalità, che in ogni caso può manifestarsi, per esempio con antipatie ingiustificate o rabbia esplosiva, e che ci impedisce di maturare e trovare la nostra individualità. 

Perché la nostra singolarità irripetibile risiede proprio nella nostra Ombra.

L’individuazione comincia con la ricognizione e l’integrazione dell’Ombra nella personalità. Nell’istante in cui l’uomo accetta, nella propria dinamica psichica l’Ombra, egli accetta di individualizzarsi.


lunedì 21 dicembre 2015

Hiroshima mon amour (A.Resnais, 1959)


Hiroshima mon amour: un folm del 1959, diretto da Alain Resnais, il cui tema centrale è l'oblio, l'idea della fusione, e l'impossibilità di tale fusione se non nella morte o nell'idealizzazione dell'istante destinato a finire.


Lui: “Tu non sai dimenticare.” 
Lei: “ Come te sono dotata di memoria e conosco l’oblio.” 
Lui: “Tu non sai ricordare.” 
Lei: “Come te, anch’io ho cercato di lottare con tutte le mie forze contro la smemoratezza e come te ho dimenticato. Come te ho desiderato avere un’inconsolabile memoria. Una memoria fatta d’ombra e di pietra. Ho lottato da sola, con violenza, ogni giorno, contro l’orrore di non poter più comprendere il perché di questo ricordo. Come te, ho dimenticato. Perché negare l’evidente necessità del ricordo. Ascoltami, io lo so tutto ciò si ripeterà: duecentomila morti, ottantamila feriti in nove secondi, queste cifre sono ufficiali, ma tutto ciò si ripeterà. Avremo diecimila gradi sulla terra. Diecimila soli si dirà, brucerà l’asfalto, regnerà un profondo disordine, un’intera città sarà sollevata da terra e ricadrà in cenere e vegetazioni nuove sorgeranno dalla sabbia. Quattro studenti attendono insieme una morte fraterna e leggendaria. I sette bracci dell’estuario a delta del fiume Ota si svuotano e si riempiono all’ora solita, più precisamente alle ore solite, di un’acqua fresca e pescosa, grigio azzurra, secondo l’ora e le stagioni. Ma le genti non guarderanno più lungo le rive fangose il risalire lento della marea dei sette bracci dell’estuario a delta del fiume Ota. Io ti incontro e mi ricordo di te. Chi sei tu? Tu mi uccidi. Tu mi fai del bene. Come avrei potuto sapere che questa città era fatta per il mio amore? Come avrei potuto sapere che il tuo corpo si adatta al mio? Tu mi piaci, che avvenimento. Tu mi piaci … che languore all’improvviso. Che dolcezza, tu non puoi sapere. Tu mi uccidi, tu mi fai del bene … Tu mi uccidi, tu mi fai del bene. Ho ancora tempo, te ne prego: divorami, deformami fino all’orrore. Perché non te? Perché non te in questa città e in questa notte tanto simile alle altre, al punto di rendersi irriconoscibile. Te ne prego … E’ pazzesco che tu abbia una bella pelle…”




Come te anch'io ho cercato di lottare con tutte le mie forze contro la smemoratezza. E come te ho dimenticato. Come te ho desiderato avere un'inconsolabile memoria, una memoria fatta d'ombra e di pietra. Ho lottato da sola con violenza, ogni giorno, contro l'orrore di non poter più comprendere il perché di questo ricordo. Come te, ho dimenticato.


Sei come mille donne insieme.


È come l'intelligenza, la follia. Lo sai? Non si può spiegarla, proprio come l'intelligenza: ti viene addosso, ti riempie di sé, e allora la capisci. Ma quando t'abbandona, non la capisci più.


Tra qualche anno quando ti avrò dimenticata io mi ricorderò di te come dell'oblio dell'amore stesso, io penserò a questa storia come all'orrore dell'oblio


A Nevers sono stata giovane più che mai...


Come in amore esiste questa illusione, questa illusione di non poter mai dimenticare, comunque, io ho avuto l'illusione davanti a Hiroshima di non poter mai più dimenticare.


La notte non finisce mai a Hiroshima?

giovedì 4 giugno 2015

C'era una volta il west - Frasi memorabili



Cosa posso fare per voi, signora?
Vorrei avere dell'acqua, se non vi dispiace.
Acqua? Oh... Vedete, qui è dal tempo del diluvio universale che nessuno ha voluto più saperne dell'acqua.

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La taglia su Cheyenne è cinquemila dollari, giusto?

Giuda s'è accontentato di 4.970 dollari in meno.
Non c'erano i dollari, allora.
Già, ma i figli di puttana sì

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Frank, tu mi conosci da molto tempo: lo sai che puoi fidarti.

Oh, beh... Come si fa a fidarsi di uno che porta insieme cinta e bretelle, di uno che non si fida nemmeno dei suoi pantaloni?

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Meriteresti di più... 

L'ultimo che me l'ha detto è sepolto là fuori... 
Lo sai, Jill, mi ricordi mia madre: era la più: grande puttana del paese e la donna più in gamba che sia mai esistita. Chiunque sia stato mio padre, per un'ora o per un mese è stato un uomo molto felice!

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E Frank?

Frank non è venuto… 
C'è un cavallo per me? 
Ehi ragazzi, è vero… ci siamo proprio dimenticati un cavallo! 
Ce ne sono due di troppo…

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Signora, mi pare che non hai capito la situazione.

Ma certo che ho capito. Sono qui sola in mano a un bandito che ha sentito odore di soldi. Se ti piace puoi sbattermi sul tavolo e divertirti come vuoi, e poi chiamare anche i tuoi uomini. Be', nessuna donna è mai morta per questo. Quando avrete finito mi basterà una tinozza d'acqua bollente e sarò esattamente quella di prima, solo con un piccolo schifoso ricordo in più.

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Ti mando giù a Yuma, Cheyenne. C'è una prigione molto più moderna lì: 
con più muri, più sbarre, più guardie.
Dopo i primi vent'anni ti piacerà, vedrai.

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Tu non immagini quanta gioia mette in corpo a un uomo una donna come te... 

Anche solo vederla.

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Che c'è, non ti piace la stoffa, Armonica?
Ho visto tre spolverini proprio come questi, tempo fa. Dentro c'erano tre uomini...
E allora?
E dentro gli uomini, c'erano tre pallottole...


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Aspettavi me?

Da molto tempo.

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Frank: Io non sono qui né per la terra, né per i soldi, né per la donna. 
Sono qui perché ora tu mi dirai cosa vuoi da me.
Armonica: Rischi di non saperlo mai….

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Chi sei? 

John Cooper, Chackie Orland… 
Ancora dei morti! 
Erano tutti vivi, prima di incontrarti, Frank!

^^^Fra i tuoi amici la mortalità è piuttosto alta, Frank... 

Così tu sei quello degli appuntamenti... 
E tu sei quello che non ci va... 
Chi sei? Chi sei?

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